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Viaggio in Cina durante le Olimpiadi di Pechino

Inviato da rongpuk in data 16 giugno 2009 – 01:3811 commenti

Post di rongpuk

Esperta locale di Nepal e Tibet su TripAdvisor. Seguila su Flickr

È agosto e mi aspettano circa 7000km di viaggio. Il clima in Cina ti mette a dura prova, perché da Pechino fino a Xian i 38 e passa gradi li percepisci più caldi per via della cappa di inquinamento e umidità che sovrasta queste zone. Poi con il popolo di Mao è impossibile comunicare, nelle grandi città quasi nessuno sa l’inglese e negli altri centri abitati più piccoli non c’è verso di capirsi neanche in cinese perché ogni piccola contea ha il suo dialetto e se chiedi acqua minerale in cinese non ti capiscono. Esprimersi a gesti è inutile perché se gli fai il gesto a 5 dita che per noi vuol dire “aspetta, stop”, per loro è “wu” e cioè 5 e se sei in un ristorante, ti devi rassegnare perché ti porteranno 5 portate identiche proprio del cibo che volevi evitare… magari testa di montone in brodo di aglio piccante…

I bambini sono bellissimi tutti con i calzoncini con lo spacco sul culetto per i bisognini… A Pechino sono arrivata 3 giorni prima dell’inizio delle olimpiadi. Loro sono organizzatissimi, svizzeri con gli occhi a mandorla, che tengono a farti vedere tutto perfetto, cinematografico, unico. Megafoni e radio trasmettono il jingle delle olimpiadi ovunque, il traffico è insostenibile e le aiuole spartitraffico sono dei giardinetti splendidi. Noi, arrivati al mattino del 5 agosto, andiamo subito al tempio del cielo per assaporare un angolo di tranquillità e star distanti dal caos. Al tempio il silenzio è magico sul serio. Senti solo i grilli, gli uccellini, il frusciare dei ventagli e vedi sullo sfondo, dopo una linea fitta verde, lo skyline dei nuovi grattacieli pechinesi. Un contrasto stranissimo. C’è odore di incenso ovunque e il caldo è talmente statico e umido che senti la testa come un bollitore per il riso cinese. Il tempio è grande e dispersivo per gli spazi vuoti dei cortili a cielo aperto… quando torniamo in hotel è già sera.

Siamo non lontano da Tiananmen e accanto ai palazzoni dove sorge il nostro hotel c’è ancora un piccolo abbozzo di utong sopravvissuto alla ricostruzione moderna. La gente vive sulla strada, le casine grigie hanno le porte aperte, c’è chi esce e chi entra, bambini che giocano ovunque, qualcuno che ha il letto fuori dalla porta di casa al fresco serale. Ho la fortuna di poter vedere un bagno pubblico, quelli fatti costruire da Mao. Ce ne sono molti sparsi dove una volta c’erano gli utong. Ci sono le docce, i phon e i gabinetti sono uno spettacolo. C’è un canale a “L” in pendenza con tanti piccoli muretti che separano le postazioni, ovviamente non ci sono porte e tutte le donne chiacchierano animatamente mentre fanno i propri bisogni guardandosi in faccia… Un posto dove si socializza.

Per mangiare troviamo ciò che dovrebbe essere l’equivalente di una trattoria di quartiere. Ovviamente posate zero, inglese zero. Guardiamo nel piatto del vicino per ordinare qualcosa di commestibile e per l’acqua vado direttamente in cucina, apro il frigorifero e mi prendo ciò che serve. Perché neanche indicandogliela col ditino mi capiscono che voglio acqua. Fantastico!

La mattina seguente ci svegliamo alle 5. La meta è la Grande Muraglia, ma non Badaling…quella più distante a Mutianyu e un po’ meno turistica perché vogliamo allontanarci il più possibile da Pechino. Stamattina arriverà la torcia olimpica a Tiananmen… ci sarà un macello. Alle 7.30 circa siamo nella piazzetta da dove prenderemo la cabinovia per arrivare in cima alla muraglia. C’è un nebbione come in padania in inverno, però d’afa. Ci sono più di 30 gradi, chissà tra qualche ora che forno… e meno male che siamo in collina! Scorgiamo i primi bastioni tra la vegetazione e la foschia. Non c’è nessuno, solo noi 4 disperati. È davvero bella! Se penso a quanto è lunga questa muraglia… che emozione! Ci facciamo una bella passeggiata su e giù per gli scalini almeno per 3 ore buone, non descrivo il caldo… Anche se la foschia rende il posto suggestivo e magico, con un po’ pi di fresco e un cielo terso sarebbe stato uno spettacolo più godibile. Il ritorno è in discesa, una discesa in stile Gardaland su uno scivolo in slittino con tanto di freno a mano per fare i curvoni. Dopo 20 minuti ritroviamo il nostro pullmino, un giro in giostra.

A pranzo passeggio per Tiananmen. Non ho mai visto una piazza così grande, così immensa, mi ci perdo. Ci fanno dei controlli come in aeroporto. C’è molta gente, ma la piazza è talmente grande che non sembra neanche affollata. Ci sono le sculture di fiori per le olimpiadi, “one world one dream”, e che scenografie… La gigantografia del visetto di Mao è sempre lì, sulla porta della Città Proibita. La rivoluzione culturale, lo stravolgimento culturale. “W la Repubblica Popolare Cinese”. Sulla guida c’è scritto che gli ideogrammi alla sinistra di Mao recitano proprio così. Bandiere rosse ovunque. Strano, ho visto solo 3 o 4 biciclette… ma la Cina in bici? Che fine hanno fatto i reggimenti di cinesi in bicicletta?? La foschia c’è proprio perché son sparite le biciclette… Ricordo, mentre guardo la piazza a perdita d’occhio, la vecchia Tiananmen…

L’ingresso alla Città Proibita è anch’esso enorme e il cortile interno che ti si apre alla vista è un altro spazio immenso. Le scalinate e la rampa attraverso cui portavano l’imperatore mi fanno rivedere i fotogrammi del film “L’ultimo imperatore”. Immagino come doveva essere la città quando davvero era “proibita”. All’interno di essa si fa un balzo indietro nel tempo. Guardando tutte le colonnine di marmo e i draghi immagino le fontane d’acqua che si formano dalle bocche dei draghi durante la pioggia. La Città Proibita è una città nella città. Ci sono militari ovunque. Spesso ci cacciano perché o lì o là non si può guardare o non si può andare. Quando esco sono stravolta.

Mi ritrovo nel pomeriggio in una via affollata di Pechino, Wangfujing, con tanta fame. Pechino sotto olimpiadi è dura. Mega schermi ovunque, anche sulle pareti dei palazzi. C’è un enorme catena di ristoranti sottoterra, tutti insieme, un centro commerciale sotterraneo fatto di soli ristoranti. Sui banconi in fila ci sono piatti pronti da scegliere al momento: gli fai vedere ciò che vuoi e il cuoco inizia a cucinare. Spiedini, riso, gelatine di non so cosa con dentro non so che, insalate di frutta, pesce, spaghetti in brodo o asciutti. Il sapore dei cibi è piuttosto indefinito. La fame è tanta. Peperoncino ovunque…

Passeggio in un mercato all’aperto e il cibo esposto è variopinto. A un primo sguardo non vedo niente di commestibile: spiedini di pesce secco, spiedini di cavallucci marini e larve… allora non stanno solo sulle foto di “bastardidentro”… SONO VERI! Per fortuna c’è anche il melone e poi valanghe di frutta caramellata. Da qui inizia la caccia al plum cake, perché almeno a colazione desidero mangiare qualcosa di normale. Trovare dei buoni mien se hai poco tempo è difficile, soprattutto se sei intollerante all’aglio e al peperoncino. Tutto è piccantissimo.

Il treno per Luoyang è dopo le 22.30. La stazione di Pechino da cui partiamo vista da fuori sembra un Grand Hotel, dentro però è alquanto modesta. La gente si accalca disordinatamente ai cancelli di accesso alle banchine dei treni, anche se manca più di un’ora alla partenza. Molti mangiano chow mien liofilizzati seduti sui propri sacchi bagaglio, altri dormono stesi su giornali per terra. C’è un caos biblico e non c’è una scritta che sia una in caratteri occidentali. Ci fanno entrare 15 minuti prima della partenza. Le carrozze hanno l’aria condizionata, non ci sono scompartimenti, o meglio, ci sono a 6 cuccette ma non hanno porte. Tutto è molto pulito, c’è il bollitore su ogni tavolino.

A Luoyang arriviamo al mattino e andiamo subito alle cave di Longmen, delle falesie a picco sulla sponda del fiume sulle cui pareti sono state scavate delle nicchie in cui sono state scolpite migliaia di statue di Buddha. Il fiume ha un’acqua putrida e l’umidità è insopportabile. Anche qui c’è nebbia. La nostra passeggiata è piuttosto lunga, ma davvero ne vale la pena, vi sono anche molti pellegrini che vengono a pregare i vari Buddha e a fare offerte davanti agli altari. A circa 30 chilometri da Longmen visitiamo il sito del White Horse Temple, un monastero buddhista molto tranquillo che mi ricorda le oasi sacre in Thailandia. Ci sono un bel po’ di monaci con le tonache gialle che spargono incensi e preghiere al vento.

Il monastero Shaolin sulle colline poco distanti, proprio quello dei monaci che son venuti in tour anche a Milano, invece è un bel college american style, dove si insegna a migliaia di ragazzini a meditare con le arti marziali. Un luogo che ai turisti appare come un parco giochi per gli spettacoli dimostrativi che fanno fare agli studenti, ma non è altro che una scuola. C’è troppa gente… La sera, prima di partire, il nostro driver ci porta in un tipico ristorante dove fanno la famosa cena acquatica. 24 portate incomprensibili in BRODO mi mettono a dura prova.

Il treno notturno ci porta a Xian. La città è bella, molto diversa da Pechino anche se anch’essa enorme. La stazione è appena fuori le mura e il nostro hotel sembra ancora in costruzione ma in realtà è in ristrutturazione per le olimpiadi. Appena arrivati andiamo a vedere l’Esercito di Terracotta. Non è ancora affollato perché è relativamente presto e anche qui il posto è talmente grande che la gente si disperde facilmente. Poi è il primo giorno di olimpiadi quindi ci dicono che dovrebbe esserci meno ressa. Le statue, nonostante siano state vittime di incendio e siano state rotte in mille pezzi, sono ben conservate e il restauro sembra fatto davvero bene. Sono sul serio una diversa dall’altra e poi sono alte più di un metro e novanta. Sono così tante… e ne hanno portate alla luce solo una piccola parte. È impressionante. Lì attorno c’è un’area di chilometri e chilometri quadrati in cui sotto terra si trova questo tesoro. Il museo ci prende tutta la mattina. Finalmente un lauto pranzo con tanto di chow mien fatti a mano davanti ai nostri occhi, tagliatelle cinesi e pollo con verdure buonissimi.

Quando torniamo in città, ci fermiamo al mercato islamico. Il pomeriggio sta finendo e qui c’è una frenesia tipica dell’oriente e io ho qualche flash su tamel. La gente è sorridente, cortese. Facciamo un giretto in moschea, una pace totale… e poi andiamo a far visita a qualche retrobottega: giade, pezzi Tang, Ming… ma quanta roba tengono i cinesi nei retrobottega???

Il giorno dopo non ce la faccio, sono una donna morta… Riesco a salire in cima alla Pagoda della Piccola Oca e a fare un giretto a quella della Grande Oca, poi dormo sul pulmino fino all’ora di pranzo. Il pomeriggio mi sfugge. Faccio un po’ di foto in giro: la gente, gli aquiloni cinesi, i grilli in gabbia appesi e gli uccellini con i vecchini… Xian è da vedere, è molto affascinante.

Un altro treno notturno ci porta a Tian Shui. Stavolta niente cuccette, stiamo sui posti a sedere più o meno ammassati. Per fortuna non per tantissime ore. Arriviamo a destinazione alle 3 del mattino, giusto in tempo per una dormitina prima del viaggio verso Maijishan. Al mattino Tian Shui è animata da un mercato lungo le sue vie principali e il traffico è tutto bloccato. Maijishan è una località collinare dove sulle pareti a picco di una montagna sono state scavate delle grotte e sono stati scolpiti dei Buddha giganti, alcuni dei quali hanno ancora un po’ dei loro colori originali. Per vederli ci si deve inerpicare su una scala appesa alla montagna, una bella passeggiata con un bel panorama ma che mette però alla prova chi soffre di vertigini.

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11 commenti »

  • rongpuk rongpuk scrive:

    Grazie Gufo!

  • rongpuk rongpuk scrive:

    Per sapere qualcosa di più sulla mitica Kashgar (Kashi) e su quello che purtroppo potrebbe essere il suo futuro prossimo, date un’occhiata qui:
    http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=102166792287

  •  Gufo scrive:

    Grazie a te Rongpuk! Mi sarebbe piaciuto un sacco andare in Cina per le Olimpiadi, attraverso il tuo racconto e le tue belle foto mi hai portato lì!

    A presto con il seguito del tuo viaggio, oltre la frontiera cinese…

  • rongpuk rongpuk scrive:

    Mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto. E’ stato un viaggione bello intenso ma soprattutto lunghissimo…sulle orme di Marco Polo.

  • francesca francesca scrive:

    Ciao rongpuk, e ciao Gufo:questo sito è veramente un perfect mealting, nel senso che la filosofia che abbracciate rispecchia a pieno la mia filosofia. Trovo questo post emozionale ed interessante, il giusto mix insomma! Vi verrò a trovare spesso, ho già aggiunto l’indirizzo del sito sulla mia bloglist. Le emozioni che un viaggio può, dare qualsiasi ragione ci sia dietro, rende le descrizioni dei posts veramente personali ed uniche. I sentimenti nello scrivere non sono facili, ma quando si provano sulla propria pelle, ah! E’ tutta un’altra cosa!

  •  rongpuk scrive:

    Ciao Francesca, grazie per il tuo commento. Ho dato un’occhiata al tuo blog ed è davvero interessante. In top le linee di Nasca. Quanti ricordi mi hai fatto riaffiorare…il Perù è stato il mio primo grande viaggio.

  •  Gufo scrive:

    Grazie mille Francesca, anche il tuo blog è molto bello e scritto bene, e mi è piaciuto tantissimo anche 100viaggi. Sono aperto a collaborazioni! ;)

  •  fiaba scrive:

    mentre leggevo questo racconto di viaggio due emozioni hanno cominciato ad alternarsi in maniera repentina e compulsiva la voglia estrema di partire ed il terrore puro…il tuo racconto attiva i centri della curiosità e della paura in egual misura…il primo pensiero è:”bello questo è proprio un viaggio che farei anche subito!” ma appena il racconto continua ecco che arrivano gli intoppi…la difficile possibilità di comunicare, le differenze culturali (vedi bagni pubblici), l’effettivo rischio di rimanere soli nel “dove?”…ammiro la tua intraprendenza e allo stesso tempo la invidio tantissimo…complimenti davvero!!!

  • rongpuk rongpuk scrive:

    Grazie Fiaba, sono contenta che il mio racconto ti sia piaciuto. Per me la parte del viaggio in Cina non è stata per niente “facile” anche perché non era in programma. Io dovevo solo passare dallo Xinjiang arrivando dal Kunjerab in Pakistan, ma non avrei dovuto viaggiare nella Cina vera e propria. Il mio lungo viaggio che mi ha portato fino a Khiva in Uzbekistan è invece iniziato con questo fuori programma da Pechino. E’ stato davvero un esperimento che però alla fine è riuscito anche bene. Nonostante il cambio di itinerario, le difficoltà, i lunghi spostamenti notturni in treno, mi è piaciuto davvero tanto e sono stata felice di essere stata in terra cinese. Quando viaggi poi tutto passa, tutto scorre, le difficoltà sono un incentivo ad andare avanti e a scoprire novità. La Cina è davvero un mondo tutto da scoprire.

  •  ballerina scrive:

    Ciao.
    Un racconto di viaggio bellissimo ed emozionante! Molto bello il giro che hai fatto.
    E ti faccio anche i complimenti per come hai descritto precisamente tutti i posti. Complimenti!!!!
    La Cina è uno dei tanti posti che mi piacerebbe vedere.
    Ciaoooooo.

  • rongpuk rongpuk scrive:

    Grazie Ballerina! Ti auguro di visitare la Cina molto presto. Merita davvero!
    un bacione
    Rongpuk

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