L’hammam come ai tempi di Sheherazade
Quando studiavo a Sana’a frequentavo con regolarità un hammam che si trova nella parte nuova della città molto oltre la Nuova Moschea voluta dal Presidente Saleh e che perciò porta il suo nome.
Ogni martedì dal college partiva un pulmino con chi tra le studentesse aveva prenotato; per pigrizia non ho mai provato i vecchi hammam della Old City stante anche i racconti poco incoraggianti circa le loro condizioni igieniche. Quindi nessun edificio storico e nessuna concessione ai lussi delle SPA, solo un bagno pubblico di un vasto quartiere moderno.
La prima volta che sono andata ho acquistato tutto il kit fornito dall’hammam comprendente la futa e il guantino di tessuto ruvido che serve per strofinarsi.
L’ingresso era molto anonimo; dall’esterno non si sarebbe indovinato la destinazione d’uso dell’edificio. Scostata una tendina di stoffa che immette in un passaggio all’aperto, da dove si vedono le cupole delle stanze del bagno, per un piccolo corridoio buio, abbastanza fresco e dalle volte basse si arriva in una specie di anticamera col pavimento coperto da stuoie e da tappeti, per cui si è obbligati a togliersi le scarpe che si consegnano alla muallima (la maestra) in genere la moglie del padrone del bagno, nel nostro caso una signora molto esile e dimessa che avrei scoperto invece molto energica. In questa sorta di vestibolo spoglio si consegnano gli oggetti di valore e ci si spoglia dei propri indumenti completamente per indossare futa e ciabattine di plastica (non ricordo se venivano fornite nel kit o meno) L’ambiente è cupo per via del rivestimento d’ardesia che copre tutte le superfici e l’aria è molto pesante per via dell’umidità. Lasciata l’anticamera si entra nel khusàni, con una temperatura poco elevata che serve da transito dal caldo al freddo e viceversa che però non è ancora l’hammam. Da qui si entra nello ansàt (luogo della purificazione corporale) che è finalmente la prima camera dell’hammam e che ha una temperatura oscillante dai 25° ai 30° centigradi, da dove si passa se si vuole o meglio se si resiste nelle altre stanze as-sàdir dove la temperatura sale dai 35 fino ai 48 gradi. Queste camere hanno tutte una cupola circolare nelle quali sono praticate delle piccole finestrelle che essendo schermate da doppi vetri lasciano trapelare una luce molto fioca. L’architettura è la stessa delle cupole rosse delle chiese arabe di Palermo ovvero quella dei dammusi panteschi.
Qui in genere ci si accoscia o si rimane in piedi perché il pavimento è troppo caldo per stare seduti o addirittura sdraiati e la futa di stoffa sottilissima non è un isolante sufficiente; le inservienti portano dei catini colmi d’acqua fresca con la quale ci irrorano ad intervalli cadenzati, provocando ad ogni nuovo getto una nuvola di vapore che va vieppiù ad aumentare la sudorazione e contribuisce ad allargare i pori ed eliminare le tossine. In questa stanza si chiacchiera e si scherza, le altre donne presenti al bagno osservano curiose le nostre membra pallide di occidentali ed esse finalmente libere da inibizioni si concedono di familiarizzare, tanto che sostituiscono le inservienti nel rito dell’innaffiatura. Ci sono anche bambine che giocano fra di loro lanciando ogni tanto uno sguardo sospettoso al nostro indirizzo; e poi gruppetti di ragazze intente a raccontarsi le loro storie. Una sorta di circolo ricreativo dove si va non solo per purificarsi, ma anche e soprattutto per socializzare e incontrare le amiche. Se solo ci fosse il modo di poter stare più comodi, ma la dura pietra non invoglia a soste molto prolungate, perciò dopo una 40 di minuti di questi suffumigi si passa con un certo sollievo nelle stanze del lavaggio.
In queste stanze vi sono quattro vasche di pietra poste agli angoli e nelle quali si raccoglie l’acqua calda che esce da un rubinetto; panche di ardesia corrono lungo le pareti e qui cominciamo a fare le prime abluzioni; prima però sedute sulle panche le inservienti ci praticano una sorta di massaggio alle articolazioni, piegando e comprimendo gli arti e facendo crocchiare tutte le ossa …
Quando tutte le articolazioni sono diventate flessibili, l’inserviente comincia a sfregare con energia tutto il corpo con il guanto di stoffa non trascurando neanche un centimetro di pelle. In questo frangente la futa si arrotola in genere a coprire solo i genitali, ma da occidentali disinibite ce ne liberiamo completamente facilitando il compito alle nostre assistenti. Quando si arriva alla fine dello strofinio si ha la certezza di aver rimosso ogni singola cellula morta e di avere la pelle diafana come quella di un neonato. A questo punto le infaticabili donne, cominciano ad insaponarci con la stessa meticolosità, dai capelli che trattano con un balsamo, alla punta dei piedi, producendo una schiuma densa compatta e odorosa di gelsomino, ripassando più e più volte tutta la superficie del corpo con vigorosi movimenti circolari. Quindi un tonificante risciacquo con acqua fredda ci scuote dal torpore e ci da una bella scarica di energia.
Compiuta anche quest’ultima operazione, si esce dagli as-sàdir, e si passa nelle camere meno calde, quindi il khusani e di nuovo l’anticamera dove ad attendere c’è l’inserviente con un asciugamano pronta a tamponare per benino il corpo bagnato. Rimossa la futa inzuppata e avvolte in un lenzuolo asciutto si indugia una ventina di minuti sdraiati sulle stuoie bevendo un te e lasciandosi andare alla benefica spossatezza (la stessa che si prova al termine di un amplesso soddisfacente!) Nessuna ha voglia di chiacchierare e si sta immerse nei propri pensieri o totalmente astratte dalla realtà.
Poi ci si riveste e si prende commiato con l’aspettativa del prossimo appuntamento. A martedì!
Oh! mia perduta Sana’a!
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Sono il community manager del sito italiano di
ciao Alfama_goa.
Molto interessante l’articolo. Hai descritto benissimo ogni singolo passaggio nell’hammam. Ottima descrizione!
Leggendo, mi sembrava di essere lì.
Ciao =)
Mi concedo spesso un hammah, sia casalingo che nei centri appositi.
Ma non hanno nulla a che vedere con la tua splendida descrizione.
Sospiro…
Ma che meraviglia! L’estate scorsa in Andalusia ho provato diversi hammam (Granada, Cordova e a Siviglia), ma erano molto “tirati via”. Potevamo stare a bagno 1 ora e 1/2 sperimentando le diverse vasche e stanze a varie temperature e solo alla fine un massaggio da 15 min. Sicuramente la versione “light” di un vero hammam.
Alfama, quando le acque in Yemen si calmano, potremmo anche progettare un viaggetto insieme!
Grazie ballerina e grazie Bale per l’apprezzamento.
Gri, sento un’eco lontana che dice: “Yemen? No buono!” Ahahah!
“Yemen? No buono!” :) Grimy tuo marito mi ha fatto morire quando si è messo ad elencare ad Alfama i paesi del mondo dicendo di ognuno se era “buono!” o “no buono!”. E’ un grande! :)
Riguardo ai pericoli di un viaggio in Yemen, vi invito a questa discussione
http://www.tripadvisor.it/ShowTopic-g294014-i3240-k2994974-Yemen_viaggio_pericoloso_in_questo_periodo-Yemen.html
La tua descrizione ha qualcosa di magico e coglie qualcosa nell’atmosfera dell’hamman che si perde nella sua traduzione nella cultura occidentale. Come … nelle copie dei capolavori, dove manca quel quid … che fa dell’originale opere fuori dal tempo
Alfy davvero un bel racconto. Io adoro gli hamman e le terme. Giusto in questa mia ultima vacanza mi sono concessa lunghi bagni termali e tu col racconto che hai scritto mi ci hai riportata.