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Croazia: i laghi di Plitvice, patrimonio dell’umanità

Inviato da fiaba in data 10 agosto 2009 – 10:373 commenti

Post di fiaba

Esperta locale per il Friuli Venezia Giulia su TripAdvisor e autrice del blog i viaggi di Fiaba

A circa 215 km da Trieste, a metà via tra Zagabria e Zara, nel cuore interno e martoriato della Croazia, tra monti verdi dall’anima carsiaca e acque blu frizzanti e allegre, si estende rigoglioso e brillante il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice (Plitvička jazera in lingua locale), entrato nei registri dell’Unesco come patrimonio dell’umanità già dal 1979.

Seguendo il navigatore satellitare impostato su percorso breve il viaggio d’andata non è stato dei più lineari e veloci, infatti il “macinino infernale” ha dato le indicazioni per percorrere il minor numero di kilometri costringendoci ad imboccare vie che dalle nostre parti nemmeno le biciclette vi si osano addentrare. Inaspettatamente però come tutte le cose c’è sempre un lato buono della medaglia e questa deviazione c’ha permesso di scorgere dei paesaggi che ancora portano le cicatrici di un errore o un orrore del passato, che aimè non è nemmeno così lontano. Villaggi fantasma, case abbandonate con il tetto sfondato e muri crivellati da colpi di mortaio si sono alternati a piccoli e commoventi santuari in ricordo ai figli caduti. Gli occhi colgono dettagli che i racconti non sanno riferire, passando attraverso quella zona, il nostro umore è precipitato in un mutismo di rispetto, riflessione e preghiera, preghiera non rivolta a Dio o ad un dio in particolare, ma rivolta agli uomini e a noi stessi, sperando di non vivere mai in prima persona un’esperienza simile. Quella sensazione sarà un ricordo che tornerà a casa con noi e per ora non ci ha ancora abbandonati.

IMG_0245

Terminato lo stretto tratturo che si addentra placidamente in direzione Slunj, ci congiungiamo alla strada principale che collega Karlovac a Sinj, e scendiamo verso Karlovac diretti verso Irinovac dove si trova l’hotel. Ben presto ci rendiamo conto che l’area è piuttosto isolata e che tolti i laghi, qualche birreria con cucina e poco altro (molto poco altro) non resta molto da fare. Ci addentriamo quindi in territorio Bosniaco diretti verso Bihac che dalla cartina risulta essere il sito più grosso nel raggio di 150 km. Alla dogana iniziamo ad avere i primi sentori che la nostra scelta non è proprio azzeccatissima, il controllo per quanto sommario, è comunque inquietante, condito con una riga di domande sul chi siamo, cosa ci vogliamo andare a fare in Bosnia e quanto intendiamo fermarci (almeno il tutto avviene in un inglese comprensibile).
Procedendo ci accorgiamo che la gente per strada ci osserva incuriosita come se fossimo una rarità ed i ragazzi tentano in vari modi di fermare l’auto, agitando le mani, urlando frasi che ci risultano incomprensibili e parandosi anche davanti sulla strada. Non essendo preparati ad un’accoglienza simile e non riuscendo a quantificare il livello di rischio che potremmo correre, o i guai in cui ci potremmo cacciare, preferiamo girare i tacchi senza nemmeno scendere dall’auto e ritornare nella più confortevole Croazia a farci due belle bionde gelate, mangiare un piattone di carne grigliata e rintanarci a posare le ossa.

IMG_0146Il giorno seguente il cielo è terso e il sole brilla, nonostante le evidenti tracce di un temporale notturno. Ingurgitata un’abbondante colazione servita nel bar convenzionato all’hotel e caricate per bene le pile, ci dirigiamo verso il parco che dista una decina di km dall’alloggio.
Ai lati della strada, le recenti abitazioni sono tutte o quasi dotate di cartelli messi in bella mostra, nei quali è indicata la possibilità di alloggiare presso l’abitazione e più tardi scopriremo anche che tali alloggio, nonostante siano modesti, sono anche confortevoli ed estremamente economici (5,00 -10,00 € a camera a notte).
Sono quasi le 9.00 quando parcheggiamo l’auto nel grande parcheggio/bosco del parco e già da lì iniziano le belle sorprese, lo scavalcamento della strada principale è stato realizzato con un ponte di legno molto alto che si mimetizza alla perfezione con la boscaglia circostante.
Appena giunti all’ingresso (in realtà gli ingressi sono 2 e con il senno di poi a saperlo avrei scelto quello più a Sud) ci si rende conto della buona organizzazione, il grande piazzale è dotato di servizi igienici ben puliti, un’area ristoro (lo strudel è favoloso), un angolo suvenirs. La biglietteria ci propina il primo intoppo, l’unico contante che viene accettato è la kuna o in alternativa come abbiamo risolto, noi pagare con carta di credito (visa e mastercard sono accettate), non sono ammesse altre soluzioni. Una volta entrati ci posizioniamo come tutti davanti al grande pannello che riassume in modo chiaro (un po’ meno chiare saranno poi le indicazioni) i sentieri percorribili, i tempi di durata e la difficoltà … noi optiamo per lo STRONG da otto ore, che ci farà girare tutti i 13000 ettari del parco con l’aiuto di trenini e battelli elettrici oltre alle nostre gambe (gambe delle quali ricomincerò ad avere coscienza dopo qualche giorno a fine giornata).

Ci incamminiamo lungo il sentiero scelto, ci sono molte persone, in fondo è il ponte di maggio e la giornata è fantastica, ma ciò non impedisce di godere fin da subito della vista delle meravigliose cascate che si aprono davanti a noi, mancano solo i folletti per essere appieno dentro al regno delle  fiabe. Procediamo lentamente tra discese, passerelle, scale, acqua, fiori, pesci, in un turbinio di colori e profumi mentre la natura dà spettacolo di sè.
Mentre camminiamo scambiamo anche qualche chiacchiera con la gente che incontriamo, poi ognuno procede lungo il percorso scelto.
Verso ora di pranzo raggiungiamo il ristoro 3, un ampia radura attrezzata con un chiosco fornito di panini, dolci, bibite e caffè, un servizio igienico, e un’area grill dentro al quale stanno cuocendo tanti galletti allo spiedo, il loro profumo impregna l’aria e mette l’acquolina, ma ci teniamo leggeri e rimpiangiamo di non aver previsto un pranzo al sacco, in quanto la coda in attesa è lunga e lenta.
Distratti e rintontiti dallo spuntino e dalla breve pennica non ci accorgiamo del cartello che indica la giusta direzione del sentiero ma ci lasciamo conquistare dai battelli elettrici che attraversano il gelido specchio d’acqua portandoci nella direzione sbagliata (poco male accorceremo il giro di un paio d’ore perdendo la parte alta delle cascate, una scusa per tornare).IMG_0301
Sbarchiamo in una zona curiosa dove l’acqua scende veloce e spumosa lungo la bassa parete affianco a noi e sotto ai nostri piedi … procediamo nel giro cercando di riprendere il sentiero, perdendoci a giocare con quello che ci offre questo posto surreale e silenzioso, tronchi, pozzanghere, piccoli animali… piano piano ci dirigiamo verso l’uscita, ma non prima d’aver guardato ancora una volta dall’alto questo parco spettacolare composto da 16 laghi in sequenza, collegati da infiniti giochi d’acqua e adatto ad ogni tipo di compagnia.
Rientriamo sfiniti all’hotel e siamo quasi grati che la sola cosa da fare sia perdersi nel caldo piumino bianco del letto.

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3 commenti »

  •  Gufo scrive:

    Ottimo articolo fiaba, prima di leggerlo non conoscevo il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice, grazie per avermi fatto assaporare l’incanto di questo luogo da…fiaba! :)

  • tamerlano77 tamerlano77 scrive:

    Proprio un bel articolo, Fiaba. Io ci sono stata a Plitvice ed è descritto davvero bene! Fiabesco…

  • Cocchi69 Cocchi69 scrive:

    Grazie Fiaba per aver rivelato questo angolino di paradiso che non conoscevo. Ottimo spunto per un prox viaggio !!

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