Il sabato del Village
E’ il posto dove sono tornata più e più volte: mi tranquillizza, mi comunica quasi benessere fisico. Saranno le case non molto alte, solide, di mattoni rossi a trasmettere queste sensazioni, e poi gli alberi che corrono in fila lungo i marciapiedi un po’ sconnessi delle strade a coprire e custodire con la loro ombra l’intimità degli abitanti. O forse sono proprio gli abitanti ad attrarmi e loro, malgrado i cliché, sono sempre fedeli alla loro identità di post-bohemiens.
Trovo che l’essenza del Village si esprima soprattutto nei locali e nei negozi: molto intimi, molto caratterizzati, molto ricercati; laddove invece sulla 5th e su Madison Ave si è abbagliati e tutto è mostrato con ostentazione, qui, devi quasi chiedere il permesso per scoprire una vetrina, come a dire che loro, i commercianti, non si propongono come tali; se il potenziale acquirente è in cerca di qualcosa, sa che qui può trovarla e allora deve conquistarla. E’ una filosofia diversa, commerciale certo, ma diversa; cercano di attirarti con le idee, se poi si trova ciò che piace e si acquista, avranno anche ottenuto il loro tornaconto, ma il cliente ha scelto in consapevolezza, non abbagliato o ipnotizzato da un nome altisonante o da luci ammiccanti.
Si, le vetrine del Village espongono idee e dietro le idee ci sono persone che vogliono condividerle non soltanto spremere soldi. Forse è per questa ragione che ci torno così volentieri.
E’ sabato. Domani si parte. Più tardi ho un appuntamento con un’amica e finiremo la serata al ristorante. Urge andare dal parrucchiere l’effetto delle precedenti giornate piovose è troppo visibile sulla mia chioma ribelle. Ne ho visto uno, che a naso sembra carino, su Christopher Street, non lontano dalla metro che potrebbe fare al caso mio; speriamo non facciano storie con la prenotazione. Vado.
Con la metropolitana partendo da Penn Station, dopo pochi minuti mi ritrovo a camminare su Christopher street. E’ l’ora di pranzo, ma c’è molto movimento per la strada. Il perché lo capisco appena arrivata all’incrocio con Bleecker Street: sorpresa! C’è un mercatino con le bancarelle e i gazebo che occupano totalmente la sede stradale; niente auto. Vengo investita da colori, suoni, profumi e…gente, tanta gente che brulica per la via.
Con qualche rimpianto mi costringo a proseguire: devo prima portare a termine l’altra missione e solo dopo potrò indulgere alla mia curiosità tra la girandola di merci esposte e la varietà…dei venditori. Avevo già il rammarico di aver mancato i Flea Markets di alcuni quartieri, ma il mercato di Bleecker Street, promette di ricompensarmi almeno in parte della perdita!
Avanzo dunque lungo Christopher Street curiosando nelle vetrine dei sexy shops che espongono bombolette, flaconi e barattolini dai contenuti misteriosi e tutta una serie di gadgets dall’aspetto peccaminoso che occhieggiano maliziosi ai passanti.
Mi soffermo brevemente ad ammirare le opere esposte in una piccola galleria d’arte che espone dei disegni a china dagli effetti psichedelici molto interessanti; ho una strana sensazione di déjà vu, aha! ecco perché! Alcune mi ricordano certe foto di barabeke che ho sfogliato recentemente.
Il gallerista si avvicina e scambiamo due chiacchiere sull’artista e sulle opere, quando mi congedo mi ringrazia per l’apprezzamento e con un accenno d’inchino mi allunga il suo elegante biglietto da visita.
Ancora più avanti un’altra vetrina e un altro genere di articolo proposto; qui entrerei a comprare volentieri! L’insegna discreta, non ci sono insegne urlate al Village, recita REAL ESTATE, sarei proprio curiosa di sapere quanto costa un appartamento da queste parti, ma le trattative prenderebbero troppo tempo e temo di fare tardi; sono quasi arrivata, credevo che il posto fosse più vicino…
Una casa di mattoni dalla bella facciata simmetrica, che mostra con orgoglio le sue tante finestre ornate da tendine ricamate e le onnipresenti scale antincendio caratteristiche di quasi tutti i palazzi di quest’area, è l’edificio che ospita il salone di bellezza che è la mia meta. Sull’uscio il listino con i servizi offerti e i relativi costi; bah! sono prezzi molto onesti tutto sommato, non dimentico certo dove mi trovo perciò non mi aspettavo niente meno di questo.
Dell’esterno del locale colpisce una grande vetrata dalla spessa cornice di legno laccato nero al di là della quale si trovano due poltrone occupate da due clienti, un uomo e una donna, dietro ai quali si affaccendano due “hair-stylists” dalle movenze affettatamente e teatralmente effeminate a dispetto del fisico palestrato e dei bicipiti tatuati.
I parrucchieri sono la mia passione. Dovunque vada, trovo sempre il modo per ritagliarmi un paio d’ore e dedicarmi a questo, per me, grande piacere e fonte ineguagliabile di distensione.
Va bene, mi piace. Varco decisa la soglia e mi avvicino al banco. Una giovane signora in avanzato stato di gravidanza che indossa un vestito stile impero tutto merletti, più una camicia da notte che un abito da pomeriggio, mi accoglie con un sorriso e con sollecitudine mi spiega che mi accontenteranno sicuramente ma devo aspettare un po’ prima che qualcuno si liberi.
Un’ora! La gentile signora mi offre un’ora per sfogare la mia impazienza. Lascio il nome, che rende necessario lo spelling, quando poi comincio a declinare il numero di telefono 0039… la tizia mi guarda desolata e mi fa cenno che va bene anche senza, così infilo la porta in uscita e mi fiondo a razzo in Bleecker Street.
Resto un attimo indecisa verso quale lato spingermi: Sud o Nord? I mean, destra o sinistra? Sul mio lato del marciapiede pile di libri esposti in bell’ordine su un largo tavolo a ferro di cavallo e una raccolta di foto in bianco e nero con scorci di NYC, dall’altro bancarelle cariche di cibi vari; prosaicamente vado a sinistra incontro ai profumini che si levano dai BBQ stuzzicando, ove ce ne fosse bisogno, il mio languore. E’ l’ora di pranzo, lo avevo già detto, no?
Avrei davvero voglia di uno spuntino tanto più che la prima cosa che vedo sono degli spiedini molto attraenti e il profumino che sale dai BBQ misto al fumo e al sordo sfrigolio del grasso sul fuoco allettano tutti i miei sensi, così mi avvicino ad annusare. Ci sono spiedini di pollo e di vitello, carni bianche e carni rosse tagliate a tocchetti perfettamente simmetrici che cuociono alla brace, emanando un aroma che si diffonde per tutta la strada, mentre gli altri bocconi succulenti aspettano pazienti il loro turno, immersi in una densa marinata di colore marroncino dove galleggiano delle erbette non meglio identificate.
I banconisti, tutti dalle fisionomie ispaniche, sono intenti a servire gli avventori preparando tacos e tortillas farcendoli con tutta una serie di ripieni esposti in capaci vaschette di acciaio allineate sul bancone che vengono tosto rimpiazzate da solerti cholitas man mano che si svuotano.
Uno degli jòvenes al banco, vedendomi intenta ad ossevare, mi fa un cenno secco del capo che significa: “ti serve qualcosa?” ; Io rispondo con lo stesso cenno e con uno schiocco di lingua che vuol dire: “No grazie, non adesso” ed egli perso l’interesse nei miei confronti si rivolge ad un altro cliente. La nostra conversazione muta si è esaurita; bello però constatare come tra meridionali ci s’intenda a tutte le latitudini!
Mi sarebbe piaciuto assaggiare qualcosina, ma la curiosità ha il sopravvento e decido di proseguire alla ricerca del meglio che troverò sicuramente più avanti.
Scorgo infatti, altre bancarelle di cibo, le più affollate sono quelle che vendono le pannocchie alla brace che vengono servite su un foglio di carta oleata dopo essere state abbondantemente irrorate con un liquido viscoso di colore giallo, penso si tratti di burro fuso.
Quello che fa quasi vacillare i miei proponimenti è però la tenda dove servono cibi thailandesi e in particolare il pad thai che fanno girare velocemente sul wok sembra molto più che invitante. Recenti ricordi di un altro pad thai mi procurano un eccesso di salivazione, distolgo rapida lo sguardo e ignoro l’ennesimo borbottio che giunge dalle profondità cavernose…
Fa caldo e la strada ombreggiata offre un gradevole riparo dalla calura che comunque è benvenuta dopo i giorni di tempo inclemente appena trascorsi.
I banchetti di bibite sono i più numerosi, pare che le donne americane non escano senza la bottiglietta dell’acqua minerale che tengono saldamente in pugno quasi fosse lo scettro del comando o forse, chissà, un simbolo fallico.
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Sono il community manager del sito italiano di
Che dire, fantastica come sempre … grazie per avermi fatto passare questa splendida giornata “newyorkese” con te!
Finalmente sono stata anch’io negli Stati Uniti! Grazie Alfy per il giro gratis!
Bella giornata.
Mi hanno intenerita le pannocchie alla brace: ricordo di un’estate di moltissimi anni fa.
E la descrizione del salone dove hai affidato le tue chiome è un punto di vista molto particolare sulla città.
Grazie ancora una volta.
Ottimo racconto, come sempre.
Pennellatura precisa e variopinta dell’anima del Village: penso che lo stesso Leopardi, dapprima forse un pò sorpreso e magari confuso, … alla fine ne sorriderebbe assai compiaciuto!
Da leggere ascoltando qualcosa di Duke Ellington :)
Bellissimo articolo Alfy!!!
A very interesting walk around Greenwich Village, taking in the sounds and smells. I felt as if I was one step behind you!
Tutto molto bello a parte quella immagine psichedelica… un vero pugno nell’occhio, è evidente che l’autore di quell’obbrobrio non ha nè stile nè gusto… Ma dove sei andata a pescarlo? Nella spazzatura? :)
Come ti permetti? A me la foto psichedelica piace e pure l’autore!
Forse è il suo alter ego che andrebbe buttato nella spazzatura :)
Ringrazio sentitamente tutti i lettori per l’apprezzamento dimostrato…spero di portarvi in tanti altri posti!
Carissima,
articolo bello, ironico e interessante.
Trovo anche che hai la capacità, rara, di saper portare le immagini
nella mente del lettore. Complimenti!!!
Un saluto pieno di gratitudine.
Aspro
Alfie grazie per questo giro nel Village…sono sicura che quando ci andro’ mi sembrera’ di esserci gia’ stata!
Bel racconto Alfama. In novembre andrò a NY e ti penserò…
Ahhhh.. il village!! Sofisticata quotidianità.
Carina la ragazza col cappellino…
Ho messo su un chilo immaginando le bancarelle con i tacos, gli spiedini e le pannocchie al burro fuso, ma l’ho perso durante la “camminata”. Suppongo, però, che non hai scovato il locale che, a detta di Joey, prepara i panini più buoni di N.Y…(gli appassionati di “Friends” capiranno!)
Bella passeggiata con tanti déjà vu cinematografici!
Alfy, che dire? Ma hai scritto un articolo eccezionale! Complimenti davvero, hai avuto la capacità di farmi passeggiare insieme a te mentre ti leggevo…incredibile, vedevo ciò che tu hai visto!
P.S….Anc’io dò il bacetto sul musetto al mio cagnetto!!! :))
Giro veramente interessante…..
Concordo con fifimma “Carina la ragazza col cappellino…”
Andrò a NY con la speranza di incontrarla….. Puoi aiutarmi??????
oh Alfama… Che bella atmosfera hai creato! Mi è sembrato di guardare un film, e mi hai fatto venire il magone per il mio viaggio a New York saltato l’anno scorso… spero di poterlo organizzare di nuovo senza intoppi!
Tutto il sex e la city è presente nel tuo racconto, la carrie-alfama appare davanti agli occhi, i suoni, gli odori e l’atmosfera.
Ottima rievocazione dello spazio e del tempo quasi come guardare un film, più che leggere un articolo.
carissima Alfama, sei magica.
mi hai fatto sognare con il tuo racconto, fai respirare una atmosfera di tranquillità, di emozioni genuine..
che bello leggerti. un beso
Alfama sei sempre grande!, inutile dire che mi associo ai commenti entusiastici di tutti aggiungo solo che io ho vissuto con te l’esperienza quindi considerato che siamo in tanti che ne dici di farci da guida per un tour tutti insieme ?