Unione Sovietica, 1982. Oltre la Cortina di ferro.
Ognuno di noi ha dei ricordi indimenticabili legati ai viaggi; ognuno di noi rimpiange certe emozioni poiché dopo una certa età non è facile averle e provarle. Come ero giovane quando mi recai a Mosca nel 1982 per assistere alla gran parata militare dell’allora Unione Sovietica.
Non ero mosso da fede politica quanto dall’innata curiosità che grazie a Dio ancora oggi mi rende la vita meno banale. Ai tempi ero giovane studente universitario a Pisa e un giorno, sotto una pioggia autunnale, stavo camminando in Via San Michele degli Scalzi dove ai tempi vi era una sezione dell’ex partito comunista con annessa agenzia viaggi di nome Misha (il nome la diceva lunga). Un cartello giallo ciclostilato, molto povero, attirò la mia attenzione: Viaggio a Mosca in occasione della parata militare del 7 Novembre, si accettano prenotazioni. Rimasi circa un quarto d’ora a leggere queste poche parole come fosse un romanzo di mille pagine; in realtà non leggevo ma stavo già viaggiando con la mente. Dopo circa una settimana trovai il coraggio di entrare nell’agenzia e da quel preciso momento cominciò il mio viaggio (un viaggio non comincia quando si sale su un aereo o su un treno, ma quando si decide di intraprenderlo)
All’interno di questa agenzia di viaggi “Misha”, dietro ad una scrivania, mi aspettava un omone enorme, identico a Stalin, con gli stessi identici baffi. Gli dissi che ero interessato a tale viaggio. Mi rispose senza darmi paricalare importanza: “Caro giovane, ci vuole il passaporto e ci vogliono i soldi”. Non feci una piega e dalla tasca estrassi il passaporto e centomila lire come caparra. Rimase imbarazzato. Si alzò e prese un modulo che dovetti compilare. Mi chiese se ero un “compagno”. Risposi di no, ed una leggera smorfia deformò di poco quel viso storico. Nella lista a fianco al mio nome mise una sigla “IND”, che ancora oggi non so interpretare (forse stava per “indipendente” dal momento che a fianco degli altri c’era scritto a matita “PCI”). Il viaggio, anche se mancava circa un mese dalla partenza era già cominciato.
Partì il 1 Novembre da Roma su un vecchio Tupolev 134 della Aeroflot, datato 1962. Dopo uno scalo tecnico a Budapest arrivammo allo Shermetyevo 2, ai tempi l’aeroporto internazionale di Mosca. Era un enorme edificio nero dove regnava un silenzio spaventoso, molto lontano dal chiasso degli aeroporti occidentali del tempo. Fu una cosa che mi sconvolse quel silenzio che a me pareva assurdo, rotto solo dagli improvvisati cori degli italiani partecipanti a questo viaggio che cantavano L’internazionale e Bandiera rossa. Io non cantavo, d’altronde ero “IND” ed ero troppo assorbito da quella esperienza. I passaporti ci furono subito requisiti come prevedevano le Leggi dei tempi in Unione Sovietica. Un Pulmann ci portò all’Hotel che si chiamava Sevastopol.
Sebbene fossi stanchissimo, dopo una sciacquata presi il metrò e arrivai verso le 23.30 in Piazza Rossa. C’era un freddo polare, ma l’eccitazione di trovarmi nel centro della capitale di un mondo opposto al mio era tale che non ci badavo. Davanti al Mausoleo di Lenin, unico spettatore o quasi, assistetti al famoso cambio della guardia che aveva luogo ogni ora sin dal 1922. Una consuetudine che non venne interrotta nemmeno durante la seconda gurra mondiale, quando i tedeschi erano a 20 km dalla Piazza Rossa e la classe politica che si era già data alla fuga. Da buon appassionato di geopolitica quale sono sempre stato ero entusiasta di assistere alla cerimonia con le guardie rosse a 80 cm da me, anche se ero rannicchiato dal freddo, stanco e con lo stomaco vuoto.
Per i turisti Mosca era una vera pacchia. Il Regime la rendeva sicura sotto ogni aspetto: delinquenza zero, gente che poteva dar fastidio zero. Il Mercato nero poi rendeva ricchi anche degli studenti quali eravamo, Mentre al cambio ufficiale un dollaro valeva esattamente un rublo, al mercato nero invece con un dollaro si acquistavano 4 rubli. Il Mercato nero era ovunque anche se non conveniva cambiare i soldi nelle vie pubbliche dove venivi molto spesso avvicinato da cittadini che ben riconoscevano i turisti. Si cambiava nell’hotel dove i camerieri ti portavano in bagno o in un altro posto appartato dove avveniva la “trattativa”. Con quella montagna di soldi frequentavamo i migliori Ristoranti compreso il Metropole, il nostro ristorante preferito dove si recava la Nomenklatura a passare le serate. Una enorme fontana troneggiava nel centro della grande sala dove noi sedavamo e ci nutrivamo di caviale sino ad una vera e propria nausea. Si beveva champagne russo, non certo all’altezza di quelli francesi e italiani. Ma era pur sempre champagne e per noi studentelli era una pacchia berne fino a farsi girare la testa mentre il burro imperversava sul caviale nero beluga. Il conto era circa equivalente alla metà di uno stipendio mensile medio dell’ex URSS, ma al mercato nero il tutto si traduceva in una cena in una modesta trattoria di Pisa per studenti (senza vista sul Bolscioj). Al giorno d’oggi, al Metropole, forse non potrei manco permettermi una birra alla spina… Un altro ristorante molto famoso all’epoca ed ancora adesso in quanto è patrimonio culturale del Paese è il National. Lenin stesso, che amava trattarsi bene, si recava spesso in quel prestigioso locale sito dietro il fu Museo di Lenin, sulla Piazza del Maneggio. Anche lì stessa pacchia, per i motivi che ho già spiegato.
Anche se il Regime era stretto e severo, i turisti erano ben liberi di girare per Mosca. Si poteva andare grosso modo dove si voleva, anche se la notte era molto difficile girare poiché dopo una certa ora era quasi impossibile trovare dei taxi. Ma vi era un modo per sbrigarsela. Ai tempi le auto private e i taxi erano pochi. Mosca era solcata da centinaia di Volga nere che portavano in giro i funzionari minori del Partito. Quando l’auto era vuota gli autisti sapevano ben riconoscere i turisti in cerca di taxi. Accostavano, chiedevano dove si volesse andare, caricavano il turista e lo portavano a destinazione facendosi pagare in dollari. Un buon modo per arrotondare lo stipendio. Non si curavano di essere visti dai cittadini sovietici, che naturalmente sapevano che tale comportamento non era legale. Probabilmente il Regime lo tollerava.
Nonostante i turisti fossero abbastanza liberi, non si poteva però uscire dalla capitale perché tutte le strade che portavano fuori Mosca erano controllate dalle guardie rosse. Si poteva uscire solo con i passaporti e con un permesso, ma i nostri passaporti erano custoditi gelosamente nell’hotel e permessi non ne avevamo di certo. In pratica eravamo prigionieri in una bella gabbia. Ai tempi comunque poco ci importava uscire da Mosca.
Arrivò il fatidico giorno, il 7 Novembre, il giorno della parata. Il Regime organizzava due immense parate all’anno. La più famosa era quella di Novembre poiché celebrava l’anniversario della Rivoluzione Bolscevica, l’altra il 1 Maggio.
Ci svegliarono molto presto al mattino, attorno le 04,30. La Piazza Rossa e tutta la zona centrale era destinata solo alla parata ed era off-limits; per potervi accedere dovevamo avere un permesso speciale poiché la polizia controllava tutti gli ingressi nel centro. Le file erano estenuanti ed il freddo era tremendo, se non ricordo male eravamo a circa -10. Rimanemmo in fila a lungo per i controlli e questo spiegava il perché di quella sveglia quasi nel cuore della notte. Al gruppo italiano, o meglio “Pisano”, toccò la Piazza del Maneggio, subito dietro alla Piazza Rossa. I carri armati, lucidi come se fossero appena stati costruiti, erano già lì dalle sei del mattino. Vi era tutto lo scibile dei mezzi militari sovietici, lanciamissili, Katiuscia, enormi blindati anfibi (non cito le sigle militari per non annoiare) ed i famosi missili intercontinentali SS20.
Alle 10 in punto un un ordine secco e militare echeggiò dagli altoparlanti. In maniera pazzescamente sincrona tutti i mezzi accesero i potenti motori, gettando su di noi una nube bianca gigantesca che ci avvolse per 10 minuti circa. La voce amplificata proveniva dal tetto del Mausoleo di Lenin, dove in piedi assistevano alla parata le più alte autorità del Regime. Dopo il passaggio sotto le autorità di tutti quei mostri di guerra, dalla nostra destra si fece avanti una moltituduine di persone come non l’avevo mai vista. Quasi tutti avevano una bandiera rossa e altre bandiere in mano. Si portarono dalla Piazza del maneggio alla Piazza Rossa; per dare un’idea sommaria di quella moltitudine basti dire che la processione di gente durò circa due ore, era chilometrica nel vero senso della parola. Chiesi quanti fossero ad alcuni presenti e mi dissero che di solito erano circa due milioni; non so se tale cifra fosse esagerata dal Regime, ma se non erano due poco ci mancava.
Che dire, l’emozione era tanta. Ero giovane, con il pallino della Politica internazionale ed ero sulla Piazza Rossa nel giorno della gran parata militare. Il Maresciallo Ustinov passò con la sua Zil verde scoperta a circa 10 metri da me. Lui era la storia contemporanea e anche io mi sentivo parte di essa nell’essere lì presente, anche se non condividevo quel mondo. Questo passava nella mente di un giovane, nel freddo della Mosca sovietica, il 7 Novembre 1982.
Guarda lo slideshow con tutte le foto della parata militare del 1982
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Sono il community manager del sito italiano di
Ti ho letto con piacere: quello che racconti ha il sapore della Storia … Bellissime foto !
Complimenti per il suo bel racconto, avvincente e con il pregio di fare respirare ancora l’aria di quegli anni, per lo meno a chi c’ era e se ne ricorda. Sono stato a Mosca nel 97 per un breve periodo all’ Universita’ Statale, e ora ci sono tornato per un mandato di lavoro triennale. E’ rimasto molto poco di quanto lei raconta, ma le Ziguli e le Volga ci sono ancora, imbottigliate in un traffico assurdo a 12 corsie. Una cena al Metropole costa ancora mezzo stipendio, ma di un Italiano medio! Il 9 maggio saro’ sulla Piazza Rossa per la grande parata del sesessantacinquesimo anniversario della Vittoria. Sfileranno anche reparti di Francia, Gran Bretagna e USA, un tempo alleati contro lo stesso nemico, e oggi membri della NATO. Quel giorno di novembre 1982, dall’ altra parte della cortina, avrebbe mai potuto immaginarlo?
DAVAI SOVIETIC SOJUZ
Caro Antonio, non certo immaginavo che tutto sarebbe crollato dopo solo 7 anni, ma gli articoli anglosassoni su riviste specializzate riguardanti la politica internazionale parlavano chiaro.
Il sistema economico secondo loro non poteva reggere a lungo; il deficit era abnorme, incalcolabile per varie ragioni che coinvolgerebbero leggi economiche complesse e questa non è la sede; a quei tempi gli specialisti dicevano che tutto sarebbe crollato dopo circa 15 anni, non hanno sbagliato di molto.
Di certo come hai ricordato io non avrei immaginato una eventuale URSS o Russia quasi membro della Nato o meglio una parata con americani, inglesi e francesi, quello no:)