Pantelleria: per favore, non andateci!
Non andateci a Pantelleria se cercate spiagge, ombrelloni, folle urlanti, ragazzi che giocano a pallone, radio a palla, pullman di turisti trafelati in pantaloncini, chioschi, baretti, paninerie. Per favore non andateci e lasciate a noi che la amiamo il piacere di entrare in contatto con un piccolo pezzetto di paradiso!
Perché questo è Pantelleria: un piccolo pezzetto di paradiso in mezzo a un mare di un blu così profondo da provocare le vertigini. Pantelleria è figlia del vento e con esso deve fare i conti ogni giorno: le viti crescono bassissime sul terreno nero di lava; gli ulivi raggiungono forse il metro di altezza, ma sono carichi di frutti che diventeranno oro giallo; far crescere un albero di agrumi è abbastanza difficile e quando timidamente uno di questi alberelli si affaccia dalla terra e sulla terra, immediatamente viene protetto da un muro di pietre, generalmente di forma circolare ma ne ho visti di quadrati, di rettangolari e anche di forma ellittica; sono i “giardini panteschi”, costruzioni geometriche di una eleganza unica, fatte a protezione di un bene che difficilmente potrebbe crescere senza.
Pantelleria è un’isola e la penuria d’acqua è atavica. Anche in questo caso l’uomo ha messo a frutto il suo ingegno e il suo senso creativo sfruttando una delle pochissime fonti d’acqua dolce: la pioggia.
La pioggia, benedizione o maledizione. In ogni caso va raccolta e conservata. Come? basta guardarsi intorno per notare le costruzioni tipiche dell’isola e cioè i dammusi. Piccoli, squadrati, bellissimi, con il tetto a cupola proprio per convogliare le acque piovane nei canali posti a perimetro dei tetti che, a loro volta, indirizzano tali acque nelle cisterne costruite in prossimità dei dammusi. Trovate queste costruzioni ovunque; ve ne sono di cadenti e di nuovissimi, spesso in posizione invidiabile, a strapiombo sul mare, affacciati sulla piana di Ghirlanda o di Monastero, che guardano Cala Levante e il sorgere del sole oppure allungano lo sguardo verso Scauri, verso il tramonto; verso l’Africa. Si, perché nelle giornate limpide si può scorgere all’orizzonte la linea del continente africano e, di sera, vedere il lampeggìo di due fari costieri che, come messaggeri, si scambiano quattro chiacchere con i loro colleghi in terra di Sicilia.
Pantelleria è un’isola, ma i suoi abitanti sono gente di terra, non di mare. Ovunque, persone operose e dai lineamenti siculi-nordici, vichinghi a volte, coltivano ogni pezzetto di terra disponibile usando un sistema di terrazzamenti che risalgono dal mare fino alle pendici del monte Gibele e della Montagna Grande e ogni appezzamento è delimitato dai muretti in pietra lavica strappata alla terra, una terra che ha colori nero-rossicci della lava, marrone del suolo, a cui si aggiungono le infinite tonalità di verde della lussureggiante vegetazione che si staglia contro il blu cobalto del mare; un mare perennemente presente ma con la consapevolezza di chi sa di non essere l’unico protagonista in questa isola dai mille colori e dai mille aspetti.
Chi vuole conoscere realmente l’isola e i suoi abitanti non può limitarsi a godere degli spettacoli della costa frastagliata o degli scorci meravigliosi offerti dal classico giro dell’isola in barca; no, deve fare altro. Deve andare a vedere il respiro dell’isola, sentirlo sulla propria pelle. Pantelleria è un’isola viva: al suo interno forze vulcaniche si muovono, si mescolano, si trasformano e si uniscono agli altri elementi: all’acqua del mare, formando le piscine naturali di acqua calda; alla terra, nei vulcanelli di fango delle favare; all’aria col suo respiro. Il suo respiro si vede avvicinandosi a una grotta; vi si arriva seguendo un sentiero a mezza montagna che butta lo sguardo sulla sottostante Piana di Monastero; seguendo il sentiero si arriva davanti a una grotta e da essa viene fuori….il respiro dell’isola: il vapore generato dal calore e dall’umidità nella grotta di Benikulà. Il suo interno è piccolo, ma l’effetto è garantito. Portatevi un costume, una tovaglia, se volete anche una spugna e una bottiglia d’acqua; entrate e purificatevi dalle tossine facendo attenzione al calore e alle pietre caldissime che vi sovrastano a poche decine di centimetri dalla testa. Fuori dalla grotta, una piccola terrazzina vi potrà offrire uno sguardo sul mondo sottostante.
Pantelleria: un’isola nel mare blu, con una gemma color turchese al suo interno: il lago Specchio di Venere. E’ l’unico posto in cui ci si può concedere una passeggiata sulla sabbia; la spiaggetta costeggia il lago e in alcuni punti l’acqua raggiunge temperature di quasi 60°C per via della presenza delle sorgenti termali. Non è infrequente vedere persone con il viso e il corpo impiastricciati di fango; le proprietà benefiche di tali fanghi sono note da tempi remoti.
Pantelleria, un’isola dove i quattro elementi hanno pari dignità. Vento, Acqua, Terra e Fuoco. Il Vento che non smette mai di soffiare, di piegare, di sferzare, ma anche di accarezzare; L’Acqua, quella del mare. Mare profondo, misterioso, inquietante, onnipresente; ma anche l’acqua dell’assenza dell’acqua e di tutto ciò che l’uomo realizza pur di averla; La Terra; ricca, nera, costellata di verde, di giallo, di bianco; Il Fuoco; lo senti sotto i piedi, nell’aria, tra i flutti del mare. Sai che c’è anche se non lo vedi.
Pantelleria…..
“…..nata da viscere di fuoco,
accolta dalle braccia del mare,
cullata da venti perenni.
Nella terra, rinnova di messe in messe la sua eternita`,
mentre tra le rocce del suo promontorio,
si nasconde il suo respiro”
(la mia E.L.)
(grazie a Leonardo Mascioli e c.mane per le foto, CC License)









Sono il community manager del sito italiano di
Grazie, fin0. Non conosco Pantelleria e ciò mi sembra- dopo averti letto- una colpevole ommissione. Ma rimedierò: hai dato una chiave di comprensione del luogo ricchissima di suggestioni e fascino che ne fanno ben più d’una meta di splendido mare.
Fin0, ma questa è una poesia! Questa tua descrizione dell’isola mi ha fatto per un attimo sognare e soprattutto mi ha fatto venire voglia di visitarla! Potresti farmi tu da Cicerone allora, no?!
vi ringrazio di cuore, anche a nome della mia EL, per l’apprezzamento che mostrate nei confronti della descrizione di un posto che così tanto mi piace.
è solo un tassello, utile per iniziare a conoscere pantelleria; iniziare, con la speranza che tutto ciò sfoci in qualcos’altro. ma avremo modo di riparlarne.
Questa descrizione mi ha commosso…
Grazie, da una pantesca
Il viaggio può proseguire giù lungo i sentieri scoscesi che portano al mare, agli scogli, per entrare dentro l’acqua e scoprire il mondo sotto la superfice… ed ecco svelate altre meraviglie.
Fare un giro in barca dell’isola diventa un’esigenza naturale… e poi finalmente sedersi a sorseggiare un bicchiere di vino, magari di Yrnm, come il vecchio nome fenicio dell’isola.
Allora quando partiamo?
FinO, mi hai fatto venir voglia di partire! Grazie per quseto splendido articolo.
grazie a te, grimaldina, per le tue parole. se in qualche modo io e la mia EL abbiamo contribuito a stimolare il desiderio del viaggio, allora parte dell’obiettivo è stato raggiunto
Non sono mai stata a Pantelleria e ho una gran curiosità di vederla che è notevolmente aumentata dopo averti letto. Grazie Fin0, tu sai sempre stupirmi.
Un bacio
sono io che ti ringrazio rain,
vi svelo un piccolo segreto: sto facendo di tutto per stimolare la vostra curiosità, ma non scrivo altro: se son rose….pungeranno!
Io ci sono stato.
Ho vissuto tutto ciò che qui è descritto e posso dirvi che è un’isola che non si scorda più.
Un bravo a Fin0 per come ha saputo trasmettere a parole (e non era semplice, ve lo assicuro…) parte delle emozioni che si provano a Pantelleria.
grazie Enz066 per il tuo apprezzamento al mio post, particolarmente ispirato dalla bellezza dell’isola